Video: diario Mondiale del 20 ottobre

Il Mondiale 2.0, un successone

Multimedialià, social network, apps… paroline che ci hanno in qualche modo cambiato la vita. E anche quella del Mondiale di rugby.
I numeri di questa edizione? Eccoli: l’app ufficiale – che funziona con tutti i software Androis, Windows 7, iPhone e BlackBerry ha registrato oltre tre milioni di download e da questa sono stati scaricati e visti circa 17 milioni di clip e video nonché qualcosa come 350milioni di pagine, la pagina facebook ufficiale ha più di 1,4 milioni di “like”. Centomila le persone che invece hanno seguito il Mondiale anche via Twitter.
Dal sito internet ufficiale le pagine viste sono state “appena” 120 milioni.

Italia-Francia femminile, le convocate azzurre

dall’ufficio stampa FIR

I tecnici federali Andrea Di Giandomenico e Daniele Porrino hanno diramato la lista delle 22 atlete convocate per il match Francia – Italia Femminile in programma sabato 29 ottobre 2011 alle ore 16.00 a Nizza.

Per le azzurre è il primo impegno fuori dalle competizioni ufficiali (Sei nazioni e Coppa Europa) e la gara rappresenta un test molto impegnativo per preparare al meglio l’imminente inizio dell’attività ufficiale federale.

Le azzurre una volta arrivate a Nizza verranno ricevute dal Console italiano con sede proprio nella città francese.
Il raduno della nazionale Femminile inizierà giovedì 27 ottobre a Recco.

Di seguito le ragazze convocate ed il programma completo.

Bado Giovanna (Benetton Treviso)
Ballerini Debora (Mustang Rugby Pesaro)
Barattin Sara (Rugby casale)
Chindamo Vanessa (Rugby Monza)
Cioffi Maria Grazia (Rugby Benevento)
Cucchiella Elisa (Red&Blu)
Este Michela (Benetton Treviso)
Furlan Manuela (Benetton Treviso)
Gai Lucia (Rugby Riviera del Brenta)
Gaudino Silvia (Rugby Monza)
Nespoli Anita (Rugby Riviera del Brenta)
Pagli Samantha (Rugby Colorno)
Pettinelli Sara (Cus Roma)
Raponi Germana (Red&Blu)
Rochas Elisa (Rugby Monza)
Schiavon Veronica (Rugby Riviera del Brenta)
Severin Flavia (Benetton Treviso)
Stefan Sofia (Valsugana Rugby)
Tondinelli Michela (Benetton Treviso)
Trevisan Alice (Rugby Riviera del Brenta)
Zangirolami Paola (Valsugana Rugby)
Zublena Cecilia (Federazione Rugby)


Francia-Nuova Zelanda, parla il TMO (azzurro!)

di Stefano Semeraro per La Stampa

Domenica ci sarà un italiano nella finale dei Mondiali di rugby, il suo nome è Giulio De Santis, e non indosserà nessuna maglia particolare. Perché la finale se la vedrà davanti a uno schermo tv, nascosto in un box dell’Eden Park di Auckland ma in costante contatto radio con l’arbitro e la cabina regia. De Santis, romano, 44 anni, sarà infatti l Tmo, il «Television Match Officer» della finale fra Nuova Zelanda e Francia. L’uomo della moviola che l’arbitro, il sudafricano Craig Joubert, chiamerà in causa in diretta se si tratterà di assegnare una meta incerta, disegnando con le mani un rettangolo nell’aria. Un grande onore per un italiano, e per De Santis una saporitissima ciliegina su una carriera iniziata 25 anni fa proprio per colpa di un All Black. «A 19 anni giocavo terza linea nella S.S Lazio», racconta, «e in prima squadra ero bloccato da Zinzan Brooke, un mito dei Tutti Neri venuto a giocare da noi. Però la passione era tanta, e così, capito che come giocatore non avrei trovato spazio, decisi di fare l’arbitro». Un strada non facile, intrapresa quando l’Italia recitava da parente povero alla tavola ovale. «Dieci, quindici anni fa l’Italia si affacciava al grande rugby, e da arbitro scontavi un po’ il fatto di essere l’ultimo arrivato. Ti ritenevano non del tutto affidabile. Questa mia finale è anche frutto dell’impegno di tutta la federazione italiana e del presidente Dondi. Abbiamo lavorato, studiato gli arbitri, nel 2000 la nostra nazionale era la più penalizzata sul piano della disciplina, ai Mondiali del 2007 siamo stati i più virtuosi. Alla fine quella di domenica è una partita che vale miliardi, e se la Nuova Zelanda non vince, altro che crisi: nel Paese dove esiste persino un ministro del rugby
scenderà la notte».
Una responsabilità non da poco. «Ho un sogno-incubo che mi assale da quando si è palesata la possibilità della designazione», sorride De Santis, «e cioè che allo scadere, con la partita ancora in bilico, arrivi una decisione cruciale affidata al Tmo. Perché nonostante le oltre 20 telecamere, il ralenti e tutti gli ausili elettronici, ci sono casi su cui gli stessi addetti ai lavori si spaccano a metà. La tecnologia, alla faccia di Biscardi, non è la panacea, è solo un sistema che serve per risolvere i casi più eclatanti, e solo quelli che accadono in area di meta, altrimenti il gioco sarebbe continuamente interrotto. Ci sono però situazioni, come certe maul che collassano in area di meta, in cui non scioglie il dubbio, persino gli addetti ai lavori si spaccano a metà, e purtroppo il Tmo non può dire all’arbitro: scusa, fai tu».
Nel rugby il referee ha una dimensione diversa da quella che ha nel calcio, per i giocatori è una vera guida in campo: «E in campo è ancora molto rispettato, mentre l’arrivo del professionismo ha aumentato molto le tensioni pre e post-partita. Qui in Nuova Zelanda poi
la pressione dei media è enorme. A ogni azione un arbitro di rugby di falli ne vede magari dieci, ma deve distinguere al volo fra quelli materiali e quelli accidentali. Deve spostarsi molto, corre 7-8 chilometri a partita e prende centinaia di decisioni. Il Tmo in questo
senso ha un compito più “infame”: se l’arbitro sbaglia 10 decisioni su 200, ha fatto il 5 per cento di errori. Io magari domenica di decisioni ne dovrò prendere solo una. Ma se la sbaglierò rischierò di cambiare la storia un Paese».

Il rugby che verrà: Four Nations australe? No, si chiamerà Rugby Championship. Ed entro il 2018…

Ne parliamo tutti da un po’. Dal prossimo anno il Tri-Nations allargherà le sue porte con l’ingresso in pianta stabile dell’Argentina. E stampa e i media lo hanno subito ribattezzato Four Nations, d’altronde nulla di più logico.
Invece no. Si chiamerà Rugby Championship. Bruttino, vero. Però nell’emisfero sud esiste già un Four Nations, ed è quello della popolarissima rugby league, il rugby a 13. Meglio non pestarsi i piedi e confondersi. Quindi Rugby Championship sia, tanto più che una tale denominazione non costringerebbe la Sanzar – la federazione che raggruppa australiani, neozelandesi e sudafricani – a cambiare nuovamente nome in caso di ulteriori allargamenti.
Quali? Beh, diciamo che la via è ancora lunga per le nazionali, ma non per il Super Rugby, guarda caso anche questo gestito dalla Sanzar.
Infatti una franchigia argentina entrerà prestissimo anche in quel torneo, forse già dal 2013. Ed entro il 2018 altri due ingressi: una franchigia giapponese (d’altronde nel 2019 i Mondiali si giocheranno laggiù) e – udite udite – una statunitense…
Non ci credete? Beh, aspettate e vedrete.