L’Aquila Rugby, il sindaco chiede aiuto agli imprenditori

Il primo cittadino de L’Aquila, Massimo Cialente, lancia un appello agli imprenditori della sua città affinché intervengano per salvare la società di rugby, a un passo (forse meno) dal fallimento. Il sindaco – che ha fatto capire che la trattativa con i Navarra è ormai definitivamente fallita – ha usato come megafono il sito Ilcapoluogo.com, da cui riprendo l’appello:

«Sto tempestando i costruttori locali di telefonate. Sono sicuro che i nostri imprenditori potrebbero fare una grossa operazione. Hanno fatto e stanno facendo tanto per la ricostruzione e credo che potrebbero mettercela tutta per salvare i colori neroverdi. Dobbiamo sì restituire le case agli aquilani, ma anche il tessuto sociale, l’identità e i simboli in cui identificarsi. La palla ovale è uno di questi».

Des Fountain, tra Aironi e Lions

Intervista a Dylan Des Fountain che il trequarti dei Lions di Johannesbourg ha rilasciato al sito Ruggavibe. La traduzione è di Leonardo Mussini per la pagina facebook degli Aironi

Parlaci della tua esperienza agli Aironi e della vita in Italia. Anche se il tempo trascorso è stato poso, cosa pensi di aver appreso da questo trasferimento? Che cosa ti è piaciuto di più del periodo di tempo trascorso lì?
Mi sono trasferito agli Aironi nel giugno del 2010 dopo un lungo periodo d’inattività dovuto ad un infortunio alla spalla, pensando che fosse la scelta giusta, e così è stato. Gli Aironi sono una delle due franchigie italiane che prendono parte alla Celtic League ed alla Heineken Cup ed il club è di base nella  città di Viadana nel nord del paese, circa due ore da Milano. Inizialmente il cambiamento è stato scoraggiante perchè non riuscivo a parlare una parola d’italiano e c’erano tante differenze culturali che rendevano tutto difficile. Comunque, essendo sette stranieri (provenienti dall aNuova Zelanda, dal Sud Africa, dalla Francia, e dall’Inghilterra) abbiamo imparato i modi italiani insieme. L’esperienza è stata ottima per me: ho ricominciato alla grande una nuova avventura di cui avevo bisogno: ho migliorato la mia confidenza con gioco dopo aver sofferto cinque operazioni alla spalla nello spazio di un anno. Ho davvero apprezzato l’eseprienza italiana. Sfortunatamente è stata interrotta subito dato il mio infortunio al legamento crociato del ginocchio, ma ero certo che sarei tornato con una grande energia.
Hai vissuto a Città del Capo, a Johannesburg, Petoria e all’estero. In quale città preferiresti stabilirti e perchè?
Sono stato abbastanza fortunato a vivere in differenti città del Sud Africa come in Italia: ogni posto è stato bello per il suo verso. Comunque, essendo nativo di Città del Capo, devo dire che quella città sarà sempre la mia casa. In questo momento stiamo davvero bene  a Johannesburg: la città ha un’energia che non ho mai percepito prima.
Com’è andata coi Lions? Qual è il ricordo migliore e il periodo peggiore?
Dopo essere stato fuori per sette mesi, è stato un gran privilegio tornare a giocare per i Lions all’Ellis Park contro i Cheetas, anche se il match è stato davvero deludente uscendo sconfitti pesantemente. (53 a 19 NDR) Il giorno dopo siamo partiti per il tour di trasferte e devo dire che è stata davvero una bella esperienza in trasferta con la squadra. Siamo cresciuti come forza di squadra, e raggiunto 2 vittorie su 4 gare che hanno dimostrato il nostro miglioramento (vittorie in trasferta contro i Brumbies a Canberra (Australia) e gli Highlanders a Dunedin (Nuova Zelanda)
Hai avuto una ottima carriera con molti infortuni. Come sei rimasto di approccio positivo nonostante tutte le delusioni procurate dagli infortuni?
E’ stato davvero duro durante gli anni confrontarsi coi diversi infortuni, ma sono stato fortunato ad avere sempre un grande supporto: mia moglia, la mia famiglia e i miei amici. Ho imparato che le cose succedono per una ragione, e che dipende da me tirarmi fuori dalle situazioni che accadono. La mia fede mi ha aiutato molto durante i periodi più difficili dove ho fatto molta fatica a rivedermi correre nuovamente su un campo di rugby.
Sei stato sempre dipinto com eun tuttofare nella tua carriera, ruotando in tutti i ruoli dei trequarti. Qual è la tua posizione preferita?
Mi vedo come un centro. Penso che il mio punto di forza sia la mia abilità di distribuire il pallone. Sono stato all’ala in diverse occasioni, ma non è sicuramente la mia posizione in campo preferita, ma alla fine ciò che conta è dare sempre il meglio per la squadra.

Dal ritiro azzurro: l’ottimismo di BergaMauro

Tre Mondiali alle spalle, un quarto da conquistare nelle prossime settimane di raduno a Villabassa. A trentadue anni e con 84 caps all’attivo – ma senza infortuni avrebbe probabilmente già passato i cento – Mauro Bergamasco è uno dei veterani della Nazionale Italiana Rugby che da ieri è al lavoro in Alta Pusteria per preparare la Rugby World Cup “Nuova Zelanda 2011”.
Rientrato nel gruppo della Nazionale in maggio dopo aver saltato per un infortunio alla spalla sia i Cariparma Test Match che l’RBS 6 Nazioni 2011, Mauro si è diviso in mattinata tra il campo e la palestra insieme ai compagni di reparto nella prima, impegnativa giornata di preparazione mondiale: “E’ stato un assaggio di quello che ci aspetta nelle prossime settimane, sarà una preparazione molto dura ed intensa, un lavoro estremamente concentrato nel tempo e nello spazio” ha detto il flanker azzurro.
Ieri sera Mallett ci ha spiegato cosa si aspetta da queste settimane, quali sono gli standard necessari per conquistare un posto in squadra per i Mondiali. Credo che tutti, qui, daranno il massimo per seguire queste linee guida e provare a staccare uno dei trenta biglietti per la Nuova Zelanda”.
Nessuno sente di avere il posto garantito, nel gruppo di Villabassa, nemmeno chi come Bergamasco è nel giro azzurro dal 1998: “E’ la quarta preparazione, vedremo se arriverà anche il quarto Mondiale” taglia corto Mauro.
Pochi minuti nel 1999 contro l’Inghilterra prima di essere messo fuori gioco da una frattura ad una costola, una sola apparizione da titolare nel 2003, le quattro presenze nella sfortunata edizione del 2007 chiusa con l’eliminazione in prima fase a favore della Scozia, vittoriosa per 18-16 a Saint Etienne. Il maggiore dei fratelli Bergamasco ha vissuto tre Rugby World Cup diverse ciascuna dall’altra: “Nel 1999  ero giovanissimo, arrivò tutto molto in fretta: la convocazione prima, l’infortunio contro l’Inghilterra che mise fine anticipatamente al mio Mondiale poi. Il 2003 in Australia fu un po’ particolare per certe situazioni venutesi a creare con lo staff, ma riuscii comunque a giocare tre partite ma sicuramente, al di là dell’eliminazione contro la Scozia, il mio miglior Mondiale è stato quello del 2007”.
E proprio da una buona parte del gruppo che sfiorò l’accesso ai quarti di finale a Saint Etienne l’Italia è ripartita questa mattina per provare ad entrare tra le prime otto al mondo in Nuova Zelanda: “La strada che questo gruppo ha intrapreso in questi quattro anni è quella giusta. C’è stata una grande maturazione da Saint Etienne ad oggi, siamo una squadra solida ed esperta nella quale, negli ultimi dodici mesi, sono entrati in pianta stabile alcuni giovani di qualità. Credo, sinceramente, che l’Italia non sia mai stata così performante come oggi”.

Pacific Nations Cup, Tonga vince a Fiji e fa un salto quadruplo

Mentre gli occhi e le attenzioni di media e appassionati erano attirati dalle semifinali del Super Rugby – noblesse oblige – nelle stesse ore ma un po’ più a oriente (ma anche più a nord) iniziava la Pacific Nations Cup, una sorta di Quattro Nazioni di quell’area e che vede la partecipazione di Tonga, Samoa, Fiji e Giappone.
Una edizione che doveva tenersi interamente in Giappone, ma che il terremoto/tsunami dello scorso marzo ha spostato nelle isole Fiji. Unica partita che si è tenuta in suolo nipponico è quella d’apertura tra Samoa, campione in carica, e i padroni di casa. A Tokyo il XV del Sol Levante allenato da Kirwan nulla ha potuto contro i samoani: 34-15 il risultato finale.
A Lautoka invece le Fiji si sono inchinate in casa di fronte a Tonga per 45-21. Una vittoria importantissima quest’ultima, perché consente ai tongani di fare un balzo di quattro posizioni nel ranking mondiale, passando dal 16° al 12° posto, alle spalle dell’Italia.

Position (last week) Member Union Rating Point
1(1) NZLNEW ZEALAND 93.19
2(2) AUSAUSTRALIA 87.45
3(3) RSASOUTH AFRICA 86.44
4(4) IREIRELAND 82.51
5(5) ENGENGLAND 82.48
6(6) FRAFRANCE 82.06
7(7) WALWALES 79.55
8(8) ARGARGENTINA 78.97
9(9) SCOSCOTLAND 77.35
10(11)  SAMSAMOA 75.58
11(12)  ITAITALY 73.54
12(16)  TGATONGA 71.63
13(10) FJIFIJI 71.33
14(14) GEOGEORGIA 70.30
15(13) JPNJAPAN 69.89
16(15) CANCANADA 69.78
17(17) USAUSA 66.78
18(18) ROMROMANIA 65.57
19(19) RUSRUSSIA 61.93
20(20) NAMNAMIBIA 61.43

Schalk Burger, sei settimane di speranze iridate

Sei settimane di stop: addio quindi al Tri-Nations ma per il Mondiale resta qualche flebile speranza. Le analisi e gli esami per il terza linea sudafricano Schalk Burger hanno dato un esito pesante ma forse non così negativo. Dopo l’infortunio patito dal giocatore degli Stormers durante la semifinale di Super Rugby con i Crusaders ci si aspettava un “no” definitivo anche per il mondiale di settembre-ottobre. I medici hanno però stimato il recupero in sei settimane: molto difficile quindi, ma non impossibile, vederlo con la maglia degli Springboks in Nuova Zelanda. La scelta spetterà a coach De Villiers.