Gli incontentabili baby All Blacks, che vogliono ancora migliorare

67 punti all’Italia, 92 (a zero) al Galles e ancora non basta. Sentite un po’ Luke Whitelock, capitano dei baby All Blacks, che cosa ha detto a Silvia Stievano de La Voce di Rovigo: “Sono soddisfatto della vittoria, ma ho visto che ci sono molte cose che devono migliorare. Negli ultimi 20 minuti di gioco abbiamo fatto molti errori, sui quali dobbiamo lavorare”.
La domanda è immediata? Dove vogliono arrivare questi qui, sulla Luna?

 

Video: un anno di mete color Scarlets

Fiji, Scozia, Inghilterra e quell’epidemia da dimissioni

Il primo è stato la scorsa settimana John Steele, amministratore delegato della RFU, la Federazione inglese di rugby. Ieri è toccato a Gordon McKie, “collega” di Steele alla federazione scozzese. In mezzo, più inosservato, c’è stato anche il caso di Keni Dakuidreketi, CEO della federazione figiana.
In pochi giorni le poltrone di tre delle federazioni più importanti del mondo sono rimaste vacanti per le dimissioni dei loro “proprietari”. Una vera epidemia. Certo le motivazioni sono diverse: si va dal sostanziale “non mi lasciano lavorare” del britannico Steele, alle “motivazioni personali e familiari” dello scozzese (che paga probabilmente però anche i risultati agonistici e tecnici non eccelsi delle compagini di quelle latitudini negli ultimi anni) alle non-ragioni del figiano. Non-ragioni nel senso che mr. Dakuidreketi ha rassegnato le dimissioni senza però motivarle, almeno finora. la situazione di Fiji è però molto particolare, con una federazione da anni “commissariata” dalla giunta militare che governa il Paese, una federazione con un buco economico enorme e alle prese con la querelle vado-o-non-vado-ai-Mondiali-in-Nuova-Zelanda?
Comunque, se avete voglia di fare quel lavoro lì, è il momento di spedire i vostri cv: le beghe sono matematiche, però lo stipendio proprio da fame non deve essere…

JWC 2011: la delusione azzurra nel dopo-Argentina

C’è delusione sul volto del tecnico dell’Italia U20 Andrea Cavinato e dei piloni Piermaria Leso e Nicola Quaglio nella conferenza stampa che, al Battaglini di Rovigo, va in scena poco dopo la sconfitta degli Azzurrini contro l’Argentina nella seconda giornata dei Mondiali U20.

“Non mi aspettavo una prestazione di questo genere – esordisce il tecnico Andrea Cavinato – e quando le cose vanni come questa sera è troppo facile dare la colpa ai giocatori. Se la barca va male, il primo a dover prendere la responsabilità è il timoniere e non i marinai: mi scuso con il pubblico per questa prestazione, è giusto che chi ha impostato la partita, cioè il sottoscritto, prenda le proprie responsabilità. Dopo la Nuova Zelanda avevo detto che contro i Pumitas sarebbe stata molto dura, è chiaro che la mancanza di abitudine a giocare partite di questo livello ogni quattro giorni ha avuto un peso, sia fisico che mentale. Continuiamo a lottare per confermarci nell’elite mondiale giovanile, e chiedo a tutti di continuare a sostenere questa Italia come è accaduto sino ad oggi”.

“Volevamo giocare veloci in zona due e dare palloni veloci e di qualità in zona tre – prosegue il tecnico dell’Italia U20 – ma non siamo mai riusciti a farlo, abbiamo giocato intorno ai punti d’incontro ed abbiamo finito per fare il gioco dei nostri avversari. Avremmo avuto bisogno di due mediani di mischia veloci, io ho scelto di portare in panchina un numero nove fisico come Callori di Vignale e, quando Vittorio è entrato, il nostro gioco si è ulteriormente rallentato. Non per colpa del giocatore, ma per colpa mia: speravo che la sua fisicità potesse fare la differenza, è evidente che mi sono sbagliato e che, probabilmente, puntare su un atleta più rapido come Calabrese sarebbe stata la scelta più indicata per questo tipo di partita”.

“Contro la Nuova Zelanda – conclude Cavinato – non avevamo nulla da perdere, abbiamo giocato sereni: oggi le pressioni erano diverse, dobbiamo imparare ad essere performanti anche e soprattutto nelle partite che dobbiamo provare a vincere come questa sera”.

Capitan Piermaria Leso non si nasconde: “Non avevamo nulla in meno dell’Argentina, abbiamo sbagliato troppo, li abbiamo lasciati giocare come piace a loro, non abbiamo applicato il piano di gioco che ci eravamo dati. Eravamo troppo convinti di poter portare a casa la partita, ma abbiamo finito per produrre un rugby simile a quello argentino e loro sono stati bravi ad imbrigliarci. Siamo delusi, non eravamo più deboli di loro: anzi, forse avevamo qualcosa in più”.

Nicola Quaglio, pilone rodigino, alla prima volta davanti al pubblico di casa con la maglia azzurra: “Pubblico incredibile, fantastico, scendere in campo qui e cantare l’inno davanti alla mia gente è stata un’emozione. Ora però c’è solo amarezza per una brutta sconfitta contro una squadra che potevamo battere. Non c’eravamo con la testa, abbiamo approcciato male la partita”.