Fotogallery: Italia, Galles e Sabrina Conforti

La gallery di immagini scattate dalla bravissima Sabrina la trovate a questo link

Fotogallery: una giornata al sapor di Rugby

Eleonora Bruno è una tifosa appassionata di palla ovale. Con le sue foto ha documentato la trasferta in occasione di Italia-Galles, partendo dal Treno del Rugby (quello che ha perso il sottoscritto) fino allo stadio e ritorno.
Qui trovate tutte le sue belle immagini

Aironi, acque agitate in società

La Gazzetta di Mantova, di Leonardo Bottani

Il commento alla partita passa in secondo piano rispetto a quanto ha da dire il presidente Silvano Melegari sulla situazione societaria della franchigia: «Avevo dato come termine
febbraio ai parmigiani per darmi delle risposte. E finora non ne sono venute. Il Colorno
sta facendo ampiamente la sua parte insieme ai mantovani. I parmigiani invece no. Ci sono dei parmigiani che collaborano e parmigiani detrattori. Attendo risposte definitive riguardo
l’impegno finanziario. Faccio presente che, eccetto Rolli, tutti gli sponsor sulla maglia
non sono parmigiani. Parma deve decidere se continuare a sostenere il progetto o esserne contro».

Semenzato, come è sbocciato un fiore

Ivan Malfatto per Il Gazzettino

“From zero to hero”, da niente a eroe. E’ la schizofrenia di cui è preda la Nazionale italiana, esemplificata dalla parabola di Fabio Semenzato. Mediano di mischia 24 enne del Benetton. Sette anni nel vivaio di Paese prima di  approdare a Treviso. Diplomato al liceo scientifico, “ma poi ho appeso la penna al chiodo  per il rugby” confida. Fino a  tre settimane l’Italia l’ha ignorato. Semenzato era solo un soprannome, Mozzarella, affibiatogli da piccolo per la carnagione  chiara. Un numero 9 buono  per vincere due scudetti. Fornire prove convincenti in Heineken e Celtic (“Ha impressionato in Magners”, scrive perfino il bollettino del Sei Nazioni). Farsi la trafila  azzurra minore. Ma indegno di una maglia con la maggiore, o di finire nelle lista giocatori di  interesse nazionale stilata dal settore Alto livello Fir. Da  sabato Semenzato è l’eroe della patria. Uomo del match nella sconfitta dell’Italia 24-16 con il Galles nel 3° turno del torneo (6 voti a 4 rispetto a Sergio Parisse). Consacrato nell’olimpo che in 58 partite di Sei Nazioni ha visto inseriti solo Dominguez, Troncon, Castrogiovanni, Parisse e pochi altri. Osannato da tutti, compreso il ct Nick Mallet: “La chiave di ogni attacco azzurro è stata la sua velocità nel fare uscire palla -dice in inglese – Al 70′ l’ho sostituito solo perchè ha corso più di tutti e confidavo nell’impatto di Canavosio fresco”. E’ lo stesso Mallett che l’aveva ignorato. Preferendogli dopo la giubilazione di Tito Tebaldi (schizofrenia opposta, “From hero to zero”) Edoardo Gori. Compagno di franchigia dal luminoso avvenire ma dallo sfortunato  presente. Zero minuti giocati causa il lungo infortunio alla spalla dal quale doveva ricostruirsi muscolarmente. Quarta scelta al Benetton dopo Botes, Semenzato e Picone non per scarsa fiducia nel suo talento (“Altrimenti perchè  saremmo anda ti a prendercelo a Prato?” è da mesi la litania del dg Vittorio Munari, in rigoroso dialetto), ma  per la necessità di procedere a tappe graduali al suo  recupero. Mozzarella è diventato Semenzato  per il ct solo dopo il secondo grave infortunio alla spalla di Gori (con l’Irlanda) e l’incapacità fisica di reggere 80′ di Pablo Canavosio (fuori XV con  l’Inghilterra solo 24 ore prima). Si è così scoperto che, toh, Semenzato sa giocare dietro una mischia. Tira fuori palloni rapidi. Passa con timing e altezza giusti. Attacca la linea e pilota la regia. Difende addirittura contro Michael Phillips, mediano dei Lions che gli  rende 13 centimetri, 15 chili e 47 cap (spettacolare il placcaggio dove l’ha buttato indietro dimostrandosi  tutt’altro che… mozzarella). Perché Mallett ha scoperto tutto ciò solo ora? Tre i possibili motivi. Non si è accorto del valore di Semenzato, pur avendolo sott’occhio da anni. L’ha valutato male e si è  ricreduto. Si è fatto condizionare perchè il giocatore non esce dall’Accademia federale e non è di interesse azzurro. Qualunque sia il motivo, non lo esime dalle sue responsabilità. Nella povertà di opzioni azzurre, Semenzato è la dimostrazione della schizofrenia nelle scelte. Un altro esempio dopo il disastro in touche con Inghilterra (8 rubate) e Galles (5, ma tanti lanci non contestati) è la seconda linea. Perchè si ignora un  reparto che fa bene in Celtic come quello composto da Corneil Van Zyl (eleggibile) e Antonio Pavanello a Treviso? Oppure non si richiama Marco Bortolami (Aironi), che le  touche le  sapeva organizzare? A Mallett, se mai vorrà farlo, non  resta più tanto tempo  prima della fine.

Il Sei Nazioni, le sconfitte azzurre e l’arte di diventare “stronzi”

Dopo il Galles potremmo sottolineare la quantità di errori fatti: touche (ancora troppe quelle perse), placcaggi mancati, interventi poco precisi, i calci finiti fuori dai pali fino ad arrivare ad alcune scelte tattiche discutibili. Come quella di scegliere di giocarsi la mischia e di non calciare da posizione favorevole quando mancava circa un quarto d’ora alla fine. O quella di segno completamente opposto fatta qualche minuto più tardi, con un calcio da posizione più difficile: questa volta Orquera spedisce malamente fuori dai pali, e forse era meglio andare in touche.
Ma con il senno di poi siamo tutti bravi (oltretutto senza essere in campo a prendersi una vagonata di botte). In quei momenti quelle scelte potevano starci. Ma è come discutere sul sesso degli angeli: si perde del tempo. Quello che le prime tre giornate del Sei Nazioni 2011 ci dicono è che l’Italia c’è. Questo a me pare indiscutibile. Ci dicono che esistono due squadre fuori categoria – Inghilterra e Francia – e altre quattro che invece se la giocano alla pari, partite in cui il pronostico può pendere da una parte o dall’altra, ma che poi in campo sono combattutissime e spesso si decidono per un dettaglio o una manciata di punti (meno del break, comunque).
E qui siamo al punto focale. I dettagli. Che sono quelli che ancora ci fanno perdere le partite. Piccole cose, date dall’esperienza e dal cinismo. Vero, verissimo. Io aggiungerei che dovremmo diventare un po’ più “stronzi”. Scusate il francesismo, ma credo che quell’espressione spieghi davvero bene il tutto. Spesso nel post partita i giocatori azzurri ci dicono che nei punti di contatto gli avversari si muovono sul bordo dell’irregolarità. Ed è vero. Gli irlandesi al Flaminio erano praticamente sempre in fuorigioco. Altro esempio: sabato un’azione gallese nei nostri 22 metri è stata fermata per un “velo”. Giusta decisione, ma nella partita con l’Irlanda gli uomini in maglia verde stavano per fare una meta – fermati da un magnifico placcaggio di Sgarbi – per un’azione assolutamente identica, senza che l’arbitro fischiasse nulla. Il fatto è che nel rugby moderno le linee di corsa hanno assunto una grande importanza e moltissime squadre giocano border-line (lo fanno persino gli all-blacks). Non dico che giocano in maniera irregolare, ci mancherebbe, ma che si adattano il più possibile al metro di giudizio scelto dall’arbitro di turno. Perdere un secondo in una mischia che stai gestendo può cambiare la storia di un’azione, forse di un’intera gara.
Cinismo e un briciolo di “stronzaggine” in più. Le due sconfitte con Irlanda e Galles bruciano tantissimo, perché erano partite che potevamo vincere. Abbiamo una buona squadra: Gori e Semenzato danno fiducia per il futuro, così come Benvenuti, Bernabò e Sgarbi. Abbiamo i soliti problemi al numero 10: Burton sabato non ha giocato male, ma quasi mai si vede la giocata che spariglia e 7 volte su 10 passa la palla al centro che ha più vicino. Il pacchetto degli avanti è di prim’ordine (con il Galles i primo 40′ minuti di Castro sono stati mostruosi). La differenza vera tra noi, la Scozia, il Galles e l’Irlanda oggi la fa il “movimento”, che consente a loro di avere più opzioni e più scelta, cosa su cui noi e la FIR dobbiamo ancora lavorare. Ma quelle due sconfitte non ci stanno. Sono due vittorie mancate, e proprio per questo fanno più male.
Coraggio azzurri: più stronzi e più cinismo. Che non ci serviranno probabilmente per battere la Francia, ma io con i galletti mi accontenterei che la partita durasse un po’ più della solita mezzora che finora la tradizione del Sei Nazioni ci racconta.

PS: nel post-Galles una valanga di critiche è cascata addosso a Mirco Bergamasco, soprattutto per i calci sbagliati. L’ala azzurra ha calciato malissimo e – a mio parere – ha pure giocato peggio. Detto questo qui bisogna fermarsi, ché una giornata storta può capitare e che Mirco tutto questo non se lo merita. Se gioca male bisogna dirlo, ma lì bisogna fermarsi. Le critiche sterili e la ricerca del “colpevole” lasciamola al calcio.