Stasera ritorna “Quelli che… il rugby”

Da Solorugby

Prima trasmissione dell’anno, questa sera, per la squadra di “Quelli che… il rugby”, la trasmissione radiofonica in onda tutti i giovedì alle 23 su Centro Suono Sport (clicca qui per ascoltare la radio via internet).
Il derby di Roma che vale la finale del primo Trofeo Eccellenza, lo stato del rugby italiano, le condizioni del movimento anche in relazione alla questione diritti tv saranno i temi al centro del programma. Ospiti al solito di prestigio. Nella prima parte il tecnico della Mantovani Lazio Alfredo De Angelis, colui che a ben diritto si è guadagnato il soprannome di “uomo derby” per aver militato da giocatore nel Rieti, nell’Aquila e nei tre principali club della Capitale: Roma, Capitolina e la stessa Lazio. Nella seconda sarà invece il turno di Antonio Raimondi, la celeberrima voce del rugby su Sky. Appassionato dirigente del Grande Milano, uno dei massimi esperti italiani della pallovale nostrana e internazionale, Raimondi inaugurerà ufficialmente la marcia di avvicinamento verso il prossimo Sei Nazioni. Tra speranze azzurre, vecchi e nuovi problemi del gruppo Mallett e impatto mediatico di Parisse e soci in un Paese da sempre “pallone-centrico”.

“Quelli che… il rugby” potrà essere seguita sulle frequenze di Centro Suono Sport a Roma (101.500), Frosinone (101.200), Latina (96.00) e Subiaco (102.00) oppure in webstreaming sul sito http://www.centrosuonosport.com.

Parlando a ruota libera con Castrogiovanni

Intervista che ho fatto e articolo che ho scritto per il sito di Radio R101

Uno dei più forti giocatori del mondo. Forse il più forte in assoluto nel suo ruolo: difficile pensare a qualcuno migliore di Martin Castrogiovanni con il numero 3 sulle spalle. Uno che si fa amare ovunque vada, ovunque giochi, quale che sia la maglia che indossa. Perché oltre a essere un fenomeno Castro è anche una persona vera, capace di dire quello che pensa senza grandi giri di parole.
R101 lo ha intervistato per parlare di Sei Nazioni, nazionale azzurra e Mondiali. Ma la discussione non si è fermata a quello e qualche parola non si poteva non spenderla anche sui rumors che circondano il futuro della panchina azzurra e su quello che lo stesso Martin farà a fine stagione: rimane nella sua amatissima Leicester? Andrà in Francia?
Castro, fedele a se stesso, non si è tirato indietro. Ascoltatelo.

PER SENTIRE L’INTERVISTA A CASTROGIOVANNI CLICCA QUI

Un Milani in più per Rovigo contro il Gloucester

Da La Voce di Rovigo

Cresce l’attesa per la sfida di sabato prossimo, allo stadio Battaglini di Rovigo, quando arriverà la forte squadra del Gloucester Rugby per la Challenge Cup. La formazione, nella premiership inglese, occupa attualmente il sesto posto (con due partire da recuperare)
e che già all’andata aveva dato una storica lezione ai rossoblu.
Nella prestigiosa compagine militano diversi nazionali dell’Inghilterra ed anche giocatori che hanno vestito la maglia di Scozia, Galles, Francia, Samoa e Fiji.
Se da un lato questi confronti mettono in evidenza il divario tra la realtà del miglior campionato nazionale professionistico del mondo e quella di un campionato che si è
ridimensionato ad un livello semiprofessionistico, dall’altro lato sono  l’occasione per sperimentare ritmi di gioco e intensità agonistica inusuali per le squadre italiane.
La Femi Cz è stata inserita in un girone durissimo, dal quale ha però saputo trarre molte lezioni e l’intensità e la concentrazione con cui ha disputato sabato scorso il primo tempo con i Crociati ne sono testimonianza.
Prima dell’incontro è previsto un omaggio alla memoria di Mario Battaglini . Il mitico “Maei”, leggenda del rugby rodigino, scomparso 40 anni fa, a cui è intitolato lo stadio della
città. In vista dell’incontro, lo staff tecnico ha  voluto cogliere l’occasione permessa dal regolamento delAmiin Challenge Cup per inserire in rosa il neo acquisto Luigi Milani, un pilone. In questa fase del torneo, infatti, è possibile una sola sostituzione all’elenco originario. Il giocatore potrebbe partire subito o sarà comunque messo in campo a partita in corso. Ieri la squadra ha riposato; oggi allenamento la mattina e il pomeriggio; domani la rifinitura.
In settimana i giocatori Legora, Milani e Van Niekerk sono stati sottoposti all’università di Verona, Facoltà di Scienze Motorie, a test isocinetici per valutare la presenza di eventuali disequilibri nella muscolatura degli arti inferiori conseguenti agli infortuni che hanno
subito nello scorso anno. Tutti e tre gli atleti hanno ottenuto buoni risultati evidenziando un buon livello di guarigione.
Sabato, in mattinata, avrà luogo l’annunciato incontro tecnico che vedrà relatore Carlo Orlandi ed al quale la società ha invitato diversi tecnici delle squadre vicine. L’incontro
verterà sul tema: l’analisi della partita in funzione della formazione del giocatore.

Lazio: giovani in rampa di lancio

Roberto Parretta sulle pagine romane de La Gazzetta dello Sport

Il rugby nel sangue, un fatto di famiglia. Davide Bonavolontà e Saverio “Sasi” Bruni hanno cominciato a giocarci da pupi e domenica, 21 anni e 20 anni rispettivamente, hanno diretto
la regia del successo della loro Mantovani Lazio, passata per 12-11 a Mogliano nell’ultima
giornata d’andata del campionato d’Eccellenza. «Veramente io di anni ne avevo 5», puntualizza Sasi, mediano d’apertura. Davide, invece, è mediano di mischia. Lo sapranno
che andranno incontro ad una camera di stenti e critiche? «Purtroppo e per fortuna — dice
Davide — giochiamo in due ruoli fondamentali per il gioco della squadra». «E mi hanno già
spostato — aggiunge Sasi — da una parte all’altra». Almeno sono già vaccinati.
Maturità per entrambi allo scientifico Farnesina, Davide abita in via Flaminia Vecchia,
Sasi a Vigna Stelluti. Alla Lazio giocano anche i fratelli Edoardo Bonavolontà (papà Alberto
ha giocato alla Rugby Roma), Lorenzo e Michele Bruni. Ovvio crescere insieme ali Acqua Acetosa. E facile incontrarli al Caffè Ponte Milvio, da Massimo. «Scrivete di più di questi ragazzi, se lo meritano, anche se io sono Capitolina…», dice il boss.
«Tutti i nostri amici — racconta Davide — sono nel mondo del rugby. Le rinunce? Le emozioni che si provano in campo ti ripagano di tutto. La gioia provata a Mogliano è indescrivibile. I miei pregi? Riesco a dare un buon ritmo alla squadra, sono molto istintivo. Devo migliorare nel passaggio e nel gioco al piede, le cose più tecniche». E Sasi? «Da bambino mi piaceva giocare per la sensazione di libertà, senza limiti. Forse il rugby ora sta diventando un po’ troppo di moda, noi invece dentro ci siamo sempre sentiti e ci sentiamo diversi, speciali. In campo sono veloce e leggo abbastanza bene il gioco, ma devo migliorare al piede».
Che la Lazio si affidi alla grande qualità della sua Under 20 (4 esordienti e una dozzina
nell’orbita della prima squadra), è tutt’altro che strano: è la filosofia del club del presidente
Alfredo Biagini. E l’Under 20 in classifica è a -1 dalla capolista Padova. E allora, sabato (ore
15) c’è il derby contro la Rugby Roma al Tre Fontane per il Trofeo Eccellenza, poi domenica
(ore 12.30) l’Under 20 gioca contro L’Aquila: potete scegliere.
“Il nostro obiettivo è tornare alla finale scudetto Under 20, per riscattare la sconfitta contro Padova di 2 anni fa”. Più chiaro di così.

La nobile arte tollerata di Sonny Bill

Dalle pagine di Tuttosport oggi in edicola, a firma di Gerardo Pinto

PER CARISMA in lui molti vedono l’erede del grandissimo Jonah Lomu, fra gli All Blacks, ma Sonny Bill Williams non si accontenta di essere un campione di rugby, vuole dimostrare di saperci fare anche sul ring ed essere uno dei protagonisti della nobile arte. Non a caso, infatti, il 29 gennaio, a Sidney, in Australia, sfiderà, sulle otto riprese, Scott  Lewis, un ex manovratore di gru. Ovviamente nella categoria dei pesi massimi, avendo all’angolo un ex, che ha seguito la sua stessa strada, ovvero Anthony Mundine, di religione musulmana, non
molto amato in Australia perché tiene molto ai problemi degli aborigeni.
Non è questo il primo incontro di Sonny Bill, ma il terzo, visto che ha già al suo attivo due facilissime vittorie contro Garry Gurr, abbastanza noto per aver fatto più volte a botte con i buttafuori dei locali della Golden Coast e contro un ex magazziniere, Ryan “Hulk” Hogan, un tipo non proprio raccomandabile. Così non sarà a fianco dei suoi compagni dei Crusaders,
che giocheranno in Nuova Zelanda un’amichevole precampionato.
E, mentre alcuni elementi della nazionale come Carter e McCaw sono stati tenuti prudentemente fermi per evitar loro infortuni in prospettiva campionati del mondo che
gli All Blacks vogliono vincere, dopo le figuracce delle ultime cinque edizioni, ecco che Sonny Bill, la rivelazione dello scorso novembre, salirà sul ring per un match professionistico.
Fra l’altro, circa un mese fa, è saltata fuori anche l’ipotesi di una rinuncia definitiva a giocare
a rugby, che ha scatenato molte proteste da parte dei tifosi e dei tecnici, tanto che l’allenatore della nazionale neozelandese, Graham Henry, ha detto: «Spero si tratti
soltanto di un’indiscrezione. Sonny Bill è un giocatore eccezionale e può diventare il numero uno dei professionisti del rugby. In ogni caso non siamo contrari, se ogni tanto, vuole fare qualche incontro di pugilato».
La logica di quest’apertura si spiega con il fatto che il trequarti era già un personaggio prima di far parte degli All Blacks.
IRREQUIETO A diciotto anni, dopo aver lasciato i sobborghi di Auckland, ha fatto il suo esordio in Australia in squadre da tredici elementi, bruciando le tappe fino alla nazionale
del suo Paese. Genio e sregolatezza è salito alla ribalta della cronaca, due anni fa, per guida in stato di ubriachezza ed una storia di gossip con una modella che non era la sua fidanzata.
Poi il passaggio al rugby a quindici e la proposta dei francesi del Tolone che gli hanno offerto
un contratto di più di un milione e mezzo di euro all’anno per tre anni.
Una cifra notevolmente superiore alle possibilità della Federazione Neozelandese che Sonny Bill ha rifiutato, spiegando: «Il pugilato non è una questione di quattrini. Ho
scelto questa strada perché non mi piace oziare. Non ho bisogno di riposarmi: mi aspetta un
grande anno, un ‘Super 15’ da disputare e devo assolutamente cercare di rientrare nella rosa degli All Blacks per la coppa del Mondo. La boxe e i suoi allenamenti possono solo aiutarmi per la preparazione della stagione del rugby. E con tutti gli impegni che mi aspettano credo di aver preso la decisione giusta. Molta gente che critica la mia passione
per la boxe sembra dimenticare che sul ring ci sono moltissimi aspetti affini al rugby: il gioco di gambe, gli angoli, le tempistiche. Se sbagli quelle sei fregato. Quello che faccio sul ring è quello che faccio anche in campo. Per me è solo un modo di allargare i miei orizzonti
sportivi, ed è proprio quello che sto cercando di fare, niente di più». E riguardo al suo rapporto con la Federazione Neozelandese ha aggiunto: «Sono convinto di non essere
uscito dai limiti imposti dal mio contratto: loro conoscono perfettamente le mie idee ed i miei progetti, per cui non ci sono state sorprese».
CLUB D’ACCORDO A confermare la sua tesi, anche il suo allenatore di club, Rob Penney, che ha detto: «Non ci sono problemi. Penso che sia una buona scelta perché in questo modo si incentiva la crescita, non creando problemi contrattuali».
Ma certo non solo per questo ha rinunciato all’ingaggio del club francese, anche perché sa benissimo che, a 25 anni, lui, un colosso con antenati delle isole Samoa, a cui piace passare da un primato all’altro, restare a casa può significare l’occasione di diventare un simbolo, un
eroe che, poi, alla fine, può raccogliere molto di più di quello a cui ha rinunciato.
E, poi, è ormai uno che dà concretezza e spettacolo al gioco. Non a caso gli All Blacks, con lui
in campo hanno sempre vinto. Ma, soprattutto, è un giocatore che, nonostante i suoi oltre cento chili di peso, è agile come un ginnasta, e riesce sempre a passare la palla ai compagni anche quando è placcato da due avversari. E non è poco!