Mese: dicembre 2010

Francia, Inghilterra e il Mondiale 2015

La solita bella analisi di Right Rugby

La notizia che in molti si aspettavano è arrivata: Jonny Wilkinson ha firmato un prolungamento di contratto che lo terrà a Tolone fino al 2013. Era solo questione di attendere l’ufficialità, dal momento che lo stesso giocatore aveva chiaramente fatto intendere di non volersi muovere dal sud della Francia. Il fatto è che la Rugby Football Union ha deciso e comunicato ufficialmente che nella nazionale inglese post World Cup 2011 verranno selezionati, “salvo limitate eccezioni”, solo gli atleti che militano nella Premiership, mentre Wilko da contratto ora ufficialmente siglato, passerà in Francia gli anni che separeranno l’edizione neozelandese da quella inglese della Web Ellis Cup.
E allora siamo giunti al riconoscimento che dopo il 2011 è ragionevole non ci sia futuro in nazionale per l’eroe del 2003? Chissà, le eccezioni alla regola sono sempre ammesse. Per il 2011 intanto il coach dell’Inghilterra, quel Martin Johnson suo capitano nel 2003 che non è certo un sofista della regìa arretrata (di cui si ricorda la mancanza di pazienza con cui ha accantonato la promessa Danny Cipriani), da tempo prima per necessità e poi forse per precisa scelta tattica schiera l’apertura Toby Flood che nel suo club, il Leicester Tigers, spesso si posiziona come primo centro lasciando l’apertura a Staunton. Chiaro si tratti di aperture dalle caratteristiche radicalmente diverse: Flood più “tattico” e rapido, adatto a giocare in linea scaricando e penetrando lui stesso, Wilkinson regista più arretrato, più “strategico”, per un gioco più “tradizionale” fondato sulla precisione e sul piede. Rimane il problema della sua fragilità, tanto da necessitare di una “spalla” di guardia che storicamente fu Mike Catt: nella realtà Wilko nasce come centro e fisicamente non si è mai tirato indietro, mentre Catt lo completava come regista avanzato sulla linea.
Tornando alle due opzioni radicalmente diverse nel gioco della nazionale inglese incarnate da Flood e Wilkinson, è chiaro che se l’obiettivo del coach è veder giocare i suoi come con l’Australia in novembre, la scelta non si pone nemmeno e non è favorevole al secondo cannoniere internazionale di tutti i tempi. Cui però il vecchio compagno Johnson potrebbe riservare un ruolo tattico da rilievo di caratura importante, col sangue freddo e l’esperienza per gestire i finali di partita. E magari chissà, qualora servisse quell’ultimo maledetto drop …

L’affaire Wilkinson ci consente tuttavia di trattarne un altro, più vicino a noi pur passando sempre per Leicester. Il nostro Martin Castrogiovanni, che delle Tigri è pilone, contrariamente ai colleghi di reparto AyerzaCole non ha ancora avuto una proposta per il rinnovo del contratto. Anzi, dalla dirigenza dei campioni d’Inghilterra s’alzano regolarmente alti lai contro il salary cap che renderebbe impossibile ingaggiare tutte le star internazionali indispensabili per competere nelle Coppe: messaggio che il nostro forte ma un po’ agè pilonepotrebbe aver interpretato come un benservito dopo i citati rinnovi dei colleghi. Dovendo scegliere un posto alternativo, il nostro vorrebbe trasferirsi ma non certo in Magners League, magari con la maglia di una delle due italiane. A quanto pare, Castro preferirebbe salpare per Parigi, dove il clan italiano è ben nutrito tra i due club dello Stade Francais e del Racing Metro, per non parlare di quello argentino. La notizia – giornalisticamente – è vecchia ma pur sempre attuale. Perché lì, solo per la compagnia? No, soprattutto perché conviene.
Castrogiovanni con i Tigers ha vinto, si è levato i cosiddetti sfizi (3 scudetti, per esempio), ha battagliato in Heineken Cup. Se è vero che il Top 14 è divenuto economicamente più ricco della Premiership dal punto di vista delle singole società, è consigliabile avventurarsi da quelle parti. Potrebbe addirittura finire dove sono i presidenti a mandare in campo una tigre accompagnata da un’amazzone, giusto per regalare un po’ di colore – meglio se rosa – al duro gioco del rugby.

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La versione di Tito

Pasquale Giordano di Rugbryca ha intervistato il numero 9 degli Aironi

Intervista al mediano di mischia del Montepaschi Aironi che studia da leader e pensa alla maglia azzurra “Spero non sia una bocciatura definitiva. Lavoro per riguadagnarmela

Tito Tebaldi è un giovane e talentuoso mediano di mischia italiano. Indossa nel week end la maglia del Montepaschi Aironi Rugby e per un anno e poco più ha indossato con continuità quella gloriosa della Nazionale italiana di rugby. Fu chiamato in azzurro per i test match di giugno del 2009 ed esordì il 13 dello stesso mese contro i Wallabies australiani. Da quel tour in Australia e Nuova Zelanda riportò a casa una nuova acconciatura (fu rasato a zero) e incoraggianti giudizi da parte della “critica”. Gli fu chiesto di risollevare la mediana della nazionale italiana, senza dargli il tempo di adattarsi al grande livello. Passarono i mesi, si susseguirono veloci i test match autunnali, il torneo delle Sei Nazioni e il tour in Sudafrica, e qualche nube cominciò ad addensarsi sulla testa di Tebaldi. Il numero nove è autore di prestazioni non incoraggianti ed è costretto a vedersela con chi, a torto o a ragione, gli imputa di essere uno dei meccanismi inceppati della Nazionale. Intanto esordisce in Magners League con la maglia degli Aironi, ma anche qui sembra opaco. A novembre, poi, il punto di rottura: Tebaldi viene mandato in Nazionale A e al suo posto arriva Gori, altrettanto giovane e promettente mediano di mischia del Benetton Treviso. “E’ la nazionale – ricorda oggi lui a Rugbryca – non c’è tempo di capire come muoversi. Bisogna essere veloci ad imparare e veloci a garantire prestazioni e risultati. Se non sono stato brillante, probabilmente è stata la decisione giusta mettermi da parte per un momento. Spero solo per un momento.

Nel frattempo le cose cominciano a cambiare, a partire dal suo club d’appartenenza. In panchina avviene l’avvicendamento tra Bernini e Rowland Phillips, mentre nel ruolo di mediano d’apertura Ludovic Mercier lascia il posto al neozelandese James Marshall. Tebaldi torna ad essere il fulcro del gioco, come quando giocava nel Gran Parma, prende per mano la squadra e da questo momento avviene un’inversione di rotta. “E’ combaciata con il cambio dell’allenatore, ma è stato un caso perché eravamo noi giocatori a dover migliorare e non la società o il coach. Piuttosto aver avuto due settimane a cavallo dei Test Match per lavorare in pace credo sia stato un buon espediente per fare il punto della situazione e ripartire con più convinzione, senza avere immediatamente la verifica della partita.

 

Mouneimne con gli azzurri fino al Mondiale

La Federazione Italiana Rugby informa di aver sottoscritto un accordo di collaborazione tecnica con Omar Mouneimne quale responsabile della difesa e dei punti d’incontro della Squadra Nazionale.

Omar Mouneimne ha già fatto parte dello staff tecnico della Nazionale Italiana Rugby nel corso dei recenti Cariparma Test Match autunnali, conclusisi con la vittoria per 24-16 sulle Isole Fiji del 27 novembre al “Braglia” di Modena.

Il tecnico sudafricano, che lascia il ruolo di responsabile dei punti d’incontro e di tecnico della difesa per la franchigia di Super 14 degli Stormers e di Western Province, ha firmato un contratto che lo lega alla FIR sino alla conclusione della Rugby World Cup che si disputerà in Nuova Zelanda a partire dal prossimo mese di settembre: oltre all’impegno con la Squadra Nazionale, Mouneimne sarà a disposizione delle Nazionali giovanili, delle Accademie e delle due squadre italiane impegnate in Magners League.

Sono felice ed entusiasta all’idea di poter proseguire il mio impegno nel rugby italiano – ha detto Mouneimne – e di poter affrontare con gli Azzurri un torneo prestigioso come l’RBS 6 Nazioni ed una grande avventura come i Mondiali in Nuova Zelanda”.

 

La scelta di Rugby 1823 si chiama Parra

Il miglior giocatore del 2010, per Duccio Fumero, è francese (e io concordo, anche se Kieran Read…)

Fine anno e anche Rugby 1823 non poteva esimersi dal dare qualcheclassifica o premio per il 2010. In un giochino che, come sempre, non trova nessuno d’accordo e dove ogni scelta è lecita e folle al tempo stesso, ecco che anche io ho deciso di scegliere colui che, a mio parere, è stato il giocatore migliore dell’anno che sta finendo. E il voto non poteva non andare che a Morgan Parra.

Mediano di mischia della Francia campione del Sei Nazioni e capace di portare a casa il Grande Slam, Parra è stato la vera luce del XV di Marc Lievremont. In un ruolo chiave ha saputo dare sia le giuste geometrie, sia la fantasia necessarie a rendere il gioco transalpino illeggibile per gli avversari. Certo, molti citeranno McCaw, o Carter, o un altro talendo australiano o sudafricano che, sicuramente, vale Morgan Parra. Ma Rugby 1823 è un blog italiano ed è giusto che abbia un occhi di riguardo per il rugby europeo e, soprattutto, per quello che è il più importante appuntamento ovale dell’anno, il Sei Nazioni.
Ecco perché la scelta di Parra, giocatore di grande talento, esploso quest’anno e che ha un altro punto a suo favore, che si è evidenziato nel prosieguo della stagione francese. Senza lui in campo la squadra di Lievremont diventa prevedibile e battibile. Quindi il miglior giocatore del 2010 per Rugby 1823 non può non essere Morgan Parra.

 

Natale in Celtilandia (e che schiaffoni gli Ospreys…)

Da Rugby 1823

Il weekend di Natale regala certezze ai Paesi celtici, dopo un inizio di stagione con sorprese e delusioni. L’undicesima giornata, infatti, vede i campioni in carica rinascere, con gli Ospreys che umiliano con sette mete gli Scarlets e volano al secondo posto. Vincono anche Munster Leinster, creando una griglia playoff virtuale senza sorprese.

Dopo il successo di Treviso sugli Aironi nel primo derby italiano in Celtic League, questo lunedì prevedeva altri cinque sfide nazionali, diventate quattro con il rinvio di Newport-Cardiff per impraticabilità del campo. Si giocano così Ospreys-Scarlets, con i padroni di casa che devastano gli ormai ex secondi in classifica. Se nel primo tempo è il piede di Biggar (sei i piazzati in 40′) a fare la differenza, sono le sei mete della ripresa degli Ospreys ad annientare gli Scarlets.
Vincono fuoricasa i dubliners del Leinster, che in Irlanda del Nord hanno la meglio dell’Ulster grazie a due mete di O’Brian nel primo quarto d’ora che spezza la resistenza dei padroni di casa e dà il là a un successo che rilancia il Leinster in piena lotta per le semifinali.
In Scozia, invece, sono i Warriors ad aggiudicarsi il derby contro l’Edimburgo in un match combattuto. Partita nervosa, con l’Edimburgo che chiude in vantaggio i primi 40′ grazie al piede di Blair, ma viene punito negli ultimi minuti, quando Glasgow marca due mete decisiva tra il 70′ e il 76′. Partita nervosa con prima Gray (Warriors) e poi Ford (Edimburgo) che prendono un cartellino giallo. Decisivo quello del tallonatore ospite, visto che in sua assenza l’Edimburgo subisce le due mete. Finale incandescente, con Chris Fusaro e Scott Macleod espulsi con cartellino rosso all’80’.
Infine, nel match serale, successo di misura per il Munster che vince in rimonta sul Connacht con la meta di Gleeson al 65′ che decide l’incontro. Successo che permette al Munster di allungare in vetta grazie alla sconfitta degli Scarlets.

Celtic League – Undicesimo turno
Treviso – Aironi 15-10
Ospreys – Scarlets 60-17
Connacht – Munster 12-16
Newport Dragons – Cardiff Blues (rinviata)
Ulster – Leinster 13-30
Glasgow Warriors – Edimburgo 30-18

Celtic League – Classifica
Munster 40; Ospreys 33; Scarlets 32; Leinster 30; Cardiff 29; Ulster 28; Edimburgo 23; Treviso, Glasgow 20; Newport 17; Connacht 16; Aironi 3