Saracens-Biarritz rimangono a Cape Town ma si spostano al Newlands

Saracens-Biarritz di Heineken Cup di metà gennaio com’è noto si giocherà a Cape Town, in Sudafrica. C’è però stato un cambio di programma. Western Province ha detto no alla richiesta di giocare il match al nuovissimo Cape Town Stadium, la partita si terrà perciò al Newlands Stadium. Quest’ultimo – 45mila posti a sedere a fronte dei 55mila dell’altro stadio – è la storica struttura della città, e qui si giocò una partita già nel 1890.

Mai più un altro “caso Schalk Brits” nel Super Rugby

L’anno scorso, vabbé qualche mese fa, il tallonatore sudafricano dei Saracens Schalk Brits venne ingaggiato in prestito dagli Stormers per giocare la semifinale del Super Rugby. Una cosa possibile per le regole vigenti, ma che ha fatto stortare parecchi nasi in Nuova Zelanda e Australia, gli altri due paesi coinvolti nel maggior torneo per club dell’emisfero sud assieme al Sudafrica.
Un episodio che molto difficilmente si potrà ripetere, visto che il numero uno della SANZAR Greg Peters ha annunciato delle modifiche sull’eleggibilità dei giocatori: “Non ci saranno stravolgimenti, ma qualcosa cambierà. Pensiamo a una norma che impedisca ai giocatori che non hanno preso parte alla stagione regolare di giocare nella fase finale”.

 

 

Tre Fontane, ci siamo!

Dal sito della Rugby Roma

Al via domani dal notaio la Ssd Rugby Roma a r.l.,con presidente Riccardo Mancini (Amm.re Delegato Ente EUR), che raggrupperà tre (Rugby e Altro, Porta Portese Rugby Roma 2000 e I Cavalieri) delle quattro (la quarta è la Nuova Rugby Roma) società alle quali la CONI Servizi, congiuntamente, aveva affidato la gestione del Tre Fontane.
Nel rispetto di questo protocollo la Rugby Roma da lunedì 21 novembre, ultimate le pratiche di allaccio delle utenze, riaprirà ufficialmente l’impianto delle Tre Fontane con una convenzione di gestione partecipata che riserverà alla soc. Nuova Rugby Roma la quota parte del 25% con relativa partecipazione percentuale alle spese pregresse e da affrontare per la gestione sino al 30.06.2012.
La Rugby Roma, ove da parte della soc.Nuova Rugby Roma non venisse esercitato il suo quarto di cogestione, sempre con riferimento all’affidamento da parte della CONI Servizi, gestirebbe in toto il Tre Fontane lasciando alla stessa soc. Nuova Rugby Roma in utilizzo, con relativo canone (dato che i campi sono tre) pari ad un terzo delle spese generali, un campo di allenamento con due spogliatoi per l’intera stagione 2011/2012.

Wheelchair rugby, appuntamento nel week-end a Lignano

Ricevo e pubblico

Abbiamo imparato a conoscere il wheelchair rugby grazie al raduno della FISPES (Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali) che si è svolto a Prato a metà ottobre. Abbiamo visto gli allenamenti del Team Italia e, di questo sport  ci siamo innamorati.
Per chi non conoscesse il wheelchair rugby, ovvero il rugby in carrozzina l’occasione italiana per vederlo dal vivo si presenterà il prossimo week end quando a Lignano Sabbiadoro Italia, Svizzera, Norvegia e Repubblica Ceca, dal 18 al 20 novembre, si affronteranno  per la Lignano Cup 2011, torneo internazionale  organizzato dall’associazione Sportequal in collaborazione con la Fispes.
L’evento, che si svolgerà presso l’impianto sportivo della GeTur  è inserito nel “progetto Rio 2016” per la presentazione di una rappresentativa nazionale competitiva alle Paralimpiadi brasiliane. Il wheelchair rugby è disciplina paralimpica già da Sidney 2000, praticato in oltre 25 Paesi e che si sta sviluppando sempre più. A livello internazionale la disciplina è regolata dall’IWRF International Wheelchair Rubgy Federation, riconosciuta dall’IPC (International Paralympic Committee) e già praticata in 14 Nazioni in Europa.
In ogni continente ogni due anni si svolgono Campionati Continentali (quelli europei 2011 in Svizzera), mentre ogni quattro anni si giocano i Campionati del Mondo. Vi sono poi diversi tornei internazionali durante l’anno.
In Italia il suo recente riconoscimento tra le discipline federali istituzionali ha dato un grande slancio al movimento ed ha messo in moto tutta una serie di iniziative dedicate allo sviluppo dei vari programmi di preparazione tecnica e fisica, con un calendario di stage e un’attività di marketing con il coinvolgimento di alcune istituzioni e partner privati.
Dopo un primo momento promozionale presso la GeTur di Lignano a febbraio, nello stage di Fontanafredda di fine giugno, il gruppo di lavoro dedicato al progetto ha avuto modo di tracciare un primo percorso organizzativo e formare così un’ampia base di atleti sulla quale poi selezionare nel tempo i migliori. Da luglio scorso poi si sono svolti altri raduni (Gemona, Abano, Fontanafredda, Prato, Verona) con l’obbiettivo di presentarsi alla prima uscita ufficiale al torneo di Lignano per l’acquisizione di un ranking mondiale.
Se qualcuno che arriva dal mondo della palla ovale dovesse sorprendersi del fatto che si gioca con una palla rotonda, è pregato di non lasciarsi fuorviare, perché il wheelchair rugby è rugby per davvero, profondamente gemello dello sport della palla ovale nei valori, nei principi della squadra, nelle difficoltà tecniche e nelle caratteristiche  tecnico-tattiche, psicologiche e mentali. E come il rugby che si gioca con la palla ovale è divertente e appassionante da vedere.
Il regolamento, nel rugby, si sa, non è di facile intuizione, ma il rugby sa essere divertente anche per chi non è propriamente un esperto. Per chi fosse curioso di saperne qualcosa di più esiste un corposo regolamento in inglese e di seguito ecco un riassunto di poche regole che ci fa capire di cosa stiamo parlando.

LA PALLA – Nel rugby in carrozzina di usa un pallone da pallavolo, non la tradizionale palla ovale del Rugby.
LA SQUADRA E IL CAMPO – La squadra è composta da 12 giocatori tetraplegici o con disabilità equivalenti; in campo ne scendono però solo quattro. Il campo è lungo 28 metri e largo 15 con un pavimento specifico.
LA PARTITA – Tre arbitri sono necessari per la partita che è composta da quattro tempi di otto minuti ciascuno. In caso di parità si va ai tempi supplementari. Il punteggio è determinato dalla meta che si ottiene quando il singolo giocatore oltrepassa con entrambe le ruote della sua carrozzina la linea di fondocampo.
LE REGOLE – Le regole principali sono prese dal regolamento del basket in carrozzina e dall’hockey. 40 secondi è il tempo concesso per un’azione, 12 secondi il tempo massimo per passare dalla zona di difesa a quella di attacco. Almeno ogni 10 secondi deve essere fatto un passaggio o un palleggio. C’è una zona chiamata Key Area dove non possono sostare più di quattro giocatori e non si può mai uscire dal campo per evitare di incorrere nelle penalità. Il fallo intenzionale, giudicato dall’arbitro, viene sanzionato con ammonizione ed espulsione. Si considera intenzionale il fallo che può provocare pericolo per il giocatore avversario.

La squadra Italiana che esordirà a Lignano  e che abbiamo visto a Prato è davvero un bel gruppo e potrà essere modello per altre realtà che speriamo di veder nascere presto anche in Toscana .
Sotto la guida del coach austriaco Renè Scwharz , anche se nel rugby si parla di squadra e non di singolo, non si può non  soffermarsi su un atleta davvero straordinario sul quale questa squadra può contare: Alvise De Vidi che a questo movimento ha dato l’impulso iniziale. Per chi non lo conoscesse riprendiamo poche  delle molte righe scritte su di lui : “ Alvise Secondo il Coni, che lo ha premiato nel 2001, Alvise De Vidi è uno dei 12 migliori atleti italiani del novecento, accanto a nomi come Dino Zoff, Agostino Abbagnale, Sara Simeoni, Nino Benvenuti, Domenico Fioravanti.

La Libia riparte anche da una palla ovale

Una bella storia che Massimo Calandri ci racconta da La Repubblica

LA NUOVA primavera libica ricomincia dallo sport. Il calcio, naturalmente, e una nazionale che potrebbe essere presto affidata al nostro Claudio Gentile. (…)
Ma nel futuro prossimo del paese africano ci sono altre discipline che potrebbero aiutare ad uscire dal trauma della guerra civile, e una di queste è il rugby. Che riparte proprio da Bengasi, la città mai amata dal dittatore giustiziato. Dove cinque anni fa un libico di origine britannica, Thair el-Heri, ha fondato il club dei Bengasi Helal Warriors. “Questo paese ha bisogno di reinserire nel tessuto sociale tanti ragazzi reduci del conflitto, e lo sport può essere la chiave di tutto questo. Dobbiamo tenere impegnata la gioventù, per alleviare lo shock della guerra”, ha raccontato il rugbista alla Reuters. (…)
In Libia si è giocato a rugby fino agli anni Settanta, protagonisti gli stranieri delle compagnie petrolifere (soprattutto britannici, ma anche francesi ed italiani). Dopo la “rivoluzione verde” la palla ovale era decisamente passata di moda, anche perché Gheddafi non sembrava particolarmente appassionato. A ridare energia al movimento ci aveva pensato il figlio, Saif al-Islam, collaborando alla nascita del Tripoli Rugby Football Club. Un’altra squadra si era formata a Misurata. Nel dicembre del 2007 la nazionale di rugby libica, guidata da el-Heri, aveva partecipato ad un torneo a 7 a Doha, in Qatar. “Ma nello sport libico il grande problema è sempre stata la distribuzione dei fondi: il 90% del denaro finiva alle società di Tripoli, e questo ha sempre creato grandi problemi allo sviluppo delle diverse discipline. Ancora oggi è una pesante eredità, perché dopo la caduta del dittatore molti bravi atleti di Tripoli rischiano di essere discriminati”.
Per questo Thair el-Hari di creare al più presto un nuovo consiglio “che prenda il posto del vecchio comitati olimpico e attraverso le federazioni internazionali dia una mano ai singoli club”. Ripartendo dal rugby, e da un campo polveroso alla periferia di Bengasi.

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